recensioni


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SONIC YOUTH


Band fra le più celebrate degli anni ’80, i Sonic Youth sono da molti considerati il punto di arrivo della musica rock.


Infatti, la band, unendo punk e new wave, ha creato la giusta commistione fra Velvet Underground , Television e le band britanniche, affiancando alla poetica un indubbio impegno politico.


Confusion Is Sex, del 1983, riparte dal discorso interrotto dai Pere Ubu, con l’aggiunta di un chitarrismo nevrotico, di una pulsione sepolcrale senza eguali, avvalorata dalle percussioni costantemente ai massimi livelli. Così, l’ipnotica Protect Me You sembra declamare dall’oltretomba; Confusion Is Next sembra richiamare Nico con le ritmiche dei Pere Ubu; Inhuman, distorta, monolitica, iperaccelerata, riparte dalla band di Thomas. Completano il disco gli svolgimenti drammatici della minimalista Bad Moon, i ritmi ossessivi con monologo di percussioni di Shaking Hell e gli effetti cimiteriali ossianici di Lee Is Free (con chitarre accordate ad arte).


Nel 1985 viene pubblicato Bad Moon Rising, nel quale spiccano i due livelli di rumorismo da una parte e di ritmo estenuante dall’altra di Brave Men Run; le lunghe parentesi apocalittiche ed inquietanti di I Love Her All The Time e della metallurgica I'm Insane, con il coefficiente di musicalità ormai ridotto al minimo (i Dead C si rifaranno a questo sound); i feedback minimalisti di Ghost Bitch; l’hard-rock più accessibile di Death Valley 69. Society Is a Hole è continuamente rimessa in discussione dallo scampanellare di chitarre (marchio di fabbrica di Lee Ranaldo) in un brano nevrastenico che rappresenta la sua durata. Appena più accessibili sono Justice Is Might, che applica la melodia al rumore, con l‘aggiunta di forsennati tribalismi e l’avanguardia dozzinale di Satan Is Boring


Evol, del 1986, rinuncia a certi sperimentalismi, finendo per indugiare sulla melodia e sul brano cantabile (o almeno cerca di fondere le due istanze). Lo dimostra ampiamente Marylin Moore, inaugurata dai più spaventosi effetti sonori, ma autoindulgente nel suo svolgimento, quasi il viatico dei Sonic Youth che verranno e Tom Violence, con frasi musicali semplificate e finale rumorista. Lo stesso potrebbe dirsi delle atmosferiche Starpower e Shadow Of A Doubt, quest’ultima caratterizzata da un tour de force di scordature. Resta tempo per il canto solenne e l’andamento marziale di Expressway To Your Skull e per Death To Our Friends, con batteria tribale e chitarre urlanti, forse l’unico brano a non far rimpiangere il passato. La declamante In Thr Kingdom sembra ispirarsi a The Gift dei Velvet Underground.


I dischi successivi, meglio di altri trasformeranno e daranno comunicabilità al sound della band.


Dei Sonic Youth, la più parte dei critici ha segnalato il chitarrismo atipico, in cui si crea una disarmonia, che ne rappresenta la lora cifra stilistica. In effetti, i brani dei Sonic Youth, pur non abbandonando mai il loro carattere rock (se non addirittura pop) si segnalano per le continue distorsioni e dissonanze, che sembrano denunciare una temperie musicale angosciosa.


Riuscire a rendere appetibili le dissonanze – il vero carattere distintivo della musica rock – al grande pubblico è il loro obiettivo. Ci riusciranno, in un decennio, gli anni ’80, in cui possono essere commercializzati anche i drammi interiori.


Sister, del 1987, è il primo gradino verso il successo. Un album interessante, con brani che citano i Velvet Underground (Schizofrenia), l’hardcore rallentato (Catholic Block, Pipeline e Stereo Sanctity, i Pere Ubu . Accanto a queste primizie, i Sonic Youth si mostrano autori immortali di ballad gelide (Beauty Lies In The Eye) e persino per una riscoperta del rock più classico (Tuff Gnarl e White Cross quest’ultima con vaghi accenni post-punk). In particolare i Sonic Youth coniano una nuova grandiosa capacità compositiva che applicando il rumore ala melodia vive di incredibili e inaspettati stacchi strumentali; il capolavoro in tal senso è forse Pacific Coast Highway.


Il 1988, con Daydream Nation, li vede accattivarsi le simpatie del grande pubblico. Merito della bellezza di brani come Teenage Riot, di progressioni e crescendo epocali come quella di Silver Rocket, Hey Joni, Total Trash, nelle quali le parti strumentali dissonanti e distorte si riequilibrano con il cantato accessibile della band (The Sprawl, Kissabilly). Non mancano peraltro le ballad gelide alla Nico (Cross The Breeze, Providence). I più violenti brani hardcore vengono ripuliti delle asperità degli esordi (Eric’s Trip, Rain King) per indugiare in una rinnovata perizia chitarristica (Candle, Trilogy).


DISCOGRAFIA CONSIGLIATA


Confusion Is Sex (1983) ****


Bad Moon Rising (1985) *** ½


Evol (1986) *** ½


Sister (1987) **** •


Daydream Nation (1988) ****



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