recensioni


FOETUS


La musica dell’australiano (esule a Londra) Foetus (Jim Thirlwell) è una miscela irresistibile di suoni concreti, industrial, punk estremo, psichedelia, inserti classicheggianti, stacchi di music-hall. In Hole, del 1984, il punk più estremo si riverbera nelle scosse telluriche e nei miasmi sub-atomici di Clothes Hoist; mentre in Lust For Death si assiste ad una bailamme sfrenata (che anticipa forse quelle di Henry Rollins di Hot Animal Machine), valorizzata da geniali contrappunti.


I'll Meet You In Poland Baby è un terrificante collage sonoro, che si richiama alla musique concrete, con inserti concreti dei discorsi di Hitler e anticipa il concerto per dissonanze di Hot Horse, iper-ritmata e cadenzata. La malvagia opus di Sick-Man, coi suoi riff inarrivabili richiama il blues come Street Of Shame, col canto vagamente hip-hop, la sua ritmica pesante è più manifestamente hard-core, come, del resto, la successiva Satan Place.


L’avant-garde ritorna intatto nelle avveniristiche dissonanze di White Knickles, che anticipa l’epilessi sonora di Water Torture e l’epica e maestosa Cold Day In Hell.


Nail, dell’anno dopo, è per certi versi ancora più estremo, nei rumori metallici in puro stile industrial (sembrerebbe l’ouverture di Meadow Meal dei Faust) di Private War, che procede per scosse di basso, mentre il canto prodromico di Foetus si fa avanti in mezzo al caos, e nella genialoide pantomima di Anything (Viva!), valorizzata dai fiati alternati alla ritmiche pesanti. Il sinfonismo di Theme From Pigdom Come e di The Overture From Pigdom Come ha un che di wagneriano, soprattutto nei suoi strappi più violenti; The Throne Of Agony mostra un sound sepolcrale, con ritmiche ossessive ed anticipa il muro di distorsioni di !. Il sound acceso e brillante di Pigswell anticipa l’industrial estremo con stacchi di music-hall di Descent Into The Inferno e la sussurrata, ossianica, opprimente atmosfera di Enter The Exterminator, con batteria brutale e ritmo indemoniato. La bailamme eccelsa di DI-1-9026 è un esempio di classicismo applicato al punk.


Thaw, del 1988, sembra assai lontano dalle vatte dei due capolavori. Dipsomaniac Kiss inizia come una ballad introversa e composta, valorizzata da un pianismo dissonante e straniante, prima delle impennate strumentali tipiche dell’arte di Foetus.


In Gash, del 1995, spicca Hammer Falls, che recupera peraltro certi suoni esotici, ma sembra sintesi e non somma delle opere maggiori. Le impennate strumentali e il finale da big band fanno comunque rivedere il Foetus dei tempi migliori, ma mancano le intuizioni strumentali delle opere maggiori.


Artista poliedrico, somma delle esperienze musicali di tanti suoi predecessori, dalla carica goliardica di Zappa, a quella caracollante e dissonante di Captain Beefheart, passando per le costruzioni wagneriane dei Faust, Foetus si candida idealmente come massimo musicista degli anni ’80, nonché come esponente del passaggio del punk dalla “pubertà” all’”età matura”.


DISCOGRAFIA


· Hole (1984) **** ½


· Nail (1985) ****


· Thaw (1988) *** ½


· Gash (1995) *** ½