recensioni


MERCURY REV


I Mercury Rev di Buffalo sono stati la band psichedelica più importante degli anni ’90. In verità, la loro musica cela, dietro le melodie sixties e i droni a là Pink Floyd, una carica di istanze metafisiche pressoché infinite.


In Yerself Is Steam, del 1991, le languide atmosfere di Coney Island Cyclone sono solo un indizio. Frittering si dipana in lungi accordi sofferenti, col canto sofferto, prima che la batteria esploda e la melodia incalzi. In Stringe Mouth si intuiscono fianxhe due livelli di musica, l’una languida e romantica, l’altra incalzante. La vera cifra stilistica della band è l’assoluta genialità degli arrangiamenti.


Boces, dell’anno dopo, è così un avvenimento del rock alternative. I Mercury Rev sembrano persino smussare gli angoli, ripiegando per una musica assai meno marziale, ma cio non di meno, metafisica. Ne è una testimonianza la lunga masturbazione musicale di Girlfren che conia un nuovo linguaggio che non si esagera a definire dadaista, imparentato come è con il “teatro” espressionista di un David Thomas, con quei suoi fiati inconcludenti nel mezzo della litania recitata e sconnessa. Bronx Cheer riconferma da par suo la statura del disco precedente, con quegli accordi veementi che si celano dietro una composizione affatto composta, naturale contrappunto della fuga di distorsioni di Hi-Speed Boats, mentre i disturbi sonori di Continuos Drunks And Blunders sembrano un riempitivo piuttosto scontato. Something For Joey è imparentato (o forse anticipa) gli shoegazer. Trickle Down è un colloquiale iperdistorto che si ricollega comunque alle istanze del disco precedente.


DISCOGRAFIA


¨ Yerself Is Steam (1991) * * * *


¨ Boces (1992) * * * *


¨ Deserter’s Songs (1998) * * *