recensioni


LED ZEPPELIN


Fondendo il blues-rock con certi temi e ritmi violenti del periodo (e un accurata dose di elettronica) i Led Zeppelin inventarono l’hard-rock. Questo è stato il loro unico “merito”. Il sound dei Led Zeppelin, peraltro, è stato forse il migliore di tutti i tempi, ma le loro composizioni (per tacere dei testi) di una mediocrità sconcertante.


In effetti, il punto di partenza e di arrivo erano i medesimi. Creare una musica per le masse, che, rinnegati gli ideali degli anni ’60, dalla musica chiedevano ben altre cose. Per rincarare la dose, infarcire le loro musiche con degli effetti scenici alla Pink Floyd , tutto forma e poca sostanza.


Eppure, singolarmente considerati, i componenti erano un ottimo cantante blues, un chitarrista e un batterista fra i migliori del rock. Fondendo queste anime realizzarono una musica adrenalinica ed isterica, perfettamente al passo coi tempi.


Il primo album sembra il più imparentato con il blues tradizionale, mentre il secondo si avvale di certe performance batteristiche unite a frasi musicali ultra-semplificate (il linguaggio perlocutorio fatto per attrarre le masse, Moby Dick ). Whole Lotta Love è l’archetipo dell’adrenalinica e mefistofelica carica del complesso. Un brano energico, ad altissima entropìa, ma, ad un tempo, caratterizzato da una quadratura strumentale atta a conquistare le masse.


Se in Germania l’alta entropìa serviva a ricercare il caos come circuito vivificante ( Faust), i Led Zeppelin lo ingurgitavano in una congerie di suoni più accessibili, asservite all’edonismo più sfrenato.


Il terzo album, a suo modo, è il più sereno, e, forse, anche il più mediocre, imparentato come è con la canzone tradizionale, spesso reinterpretata in maniera affato peculiare. Spicca il testo da terza elementare di Immigrant Song . La pochezza culturale degli Zeppelin era di un livello vergognoso. Pare che un colloquio di Page con Burroughs si fosse concluso con il chitarrista che, non sapendo come rispondere allo scrittore, non facesse altro che assentire alle sue affermazioni.


In Iv, invece la carica adrenalinica sembra essere recuperata in brani veementi come Rock And Roll e Black Dog, pur non mancando certi afflati melodici e comicamente mistici in Stairway To Heaven.


Per il resto, ci saranno solo banali ripetizioni dei loro classici, sino allo scioglimento, avvenuto verso la fine degli anni ’70, quando il terremoto punk, come tutte le mode, farà venir meno quella precedente.


DISCOGRAFIA


· I (1969) ***


· II (1969) ***


· III (1970) ** ½


· IV (1971) ***



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