recensioni


SYD BARRETT


Dopo la sua defezione dai Pink Floyd, Syd Barrett diede alla luce due album acustici ed eccentrici, raramente ai livelli dell’album d’esordio della band di Cambridge.


Venuta meno la psichedelia spaziale di Interstellar Overdrive, Barrett ripiegò per un folk-rock psichedelico e sognante, a tratta ipnotico.


In Madcap Laughs , del 1970, brillano i riff duri e il canto ipnotico e urlato di Octopus, che ad onta di una struttura affatto elementare, riesce tuttavia a dilatarsi e a spingersi sino a vortici quasi degni dei primissimi Pink Floyd. Il brano s’inserisce nel filone dei “blues irregolari”, brano non certo pretenziosi dal punto di vista della struttura, ma impreziositi dalla genialità dei loro compositori. In tal senso, Barrett e Wyatt risultano essere padri indiscussi di questo genere. In Octopus fa, peraltro, la sua apparizione la chitarra proto-punk di Barrett – la stessa del malefico assolo di Interstellar Ovedrive - ma in brevi spezzoni, e quasi imbavagliata.


In Barrett, dello stesso anno, spicca il blues caracollante (ma meno originale, meno “irregolare”, meno barrettiano) di Baby Lemonade, inaugurato da accordi quasi usuali, cesellato da un canto enfatico, spezzettato da un lavorìo della batteria meno marziale. In taluni assoli di chitarra, perso ormai lo stile inconfondibile degli esordi, sembra di sentire i Caravan. Il canto enfatico di Barrett è forse un’involuzione dal punto di vista tecnico, ma lo avvicina a quello stile-Beatles al quale, in fondo, si era ispirato.


Gigolo Aunt, contesa fra il celebrare e un diverso modo di fare musica pop, ripete insistentemente la stessa frase musicale, mentre effetti elettronici approssimativi si accavallano per tutta la durata del brano.


DISCOGRAFIA


Madcap Laughs (1970) *** ½


Barrett (1970) ***