recensioni


DEPECHE MODE


I Depeche Mode sono stati uno dei complessi di synth-pop (o electro-pop che dir si voglia) più famosi che si siano affacciati alla ribalta dagli anni ’80 ad oggi.


Senz’altro sono stati quelli che meglio siano riusciti a dare comunicabilità a questo genere.


Il primo album, Speak And Spell del 1981, ripartendo dai Kraftwerk più commerciali e da Bowie , è una mediocre raccolta di hits melodiche a cavallo fra la musica da discoteca e l’elettronica di maniera. Di fatto, si tratta di testi melodici, dominati da ritornelli scemi, con musiche stereotipate (New Life ).


Dopo una serie di lavori interlocutori, Construction Time Again, del 1983, sembra aggiungere ben poco, ma, quantomeno, sembra progredire a livello musicale, affrancandosi non poco dai consueti ritornelli pop e da discoteca (Get The Balance Right).


Un nuovo progresso sembra evidente nell’album del 1986, Black Celebration, imparentato con il dark. In brani come la title-track e Stripped, il complesso sembra essersi definitivamente liberato dai dettami della musica commerciale più becera, ma, non per questo, dalle facili melodie.


Music For The Masses, del 1987, sembra essere album più maturo ed annovera ottimi brani di pop melodico (Strangelove, Never Let Me Down Again ), mentre, in Violator, del 1990, anche la melodia sembra venir meno, sostituita d aaccattivanti brani chitarristici (Enjoy The Silence, Personal Jesus). Il successivo Songs Of Faith And Devotion, del 1993, sembra essere una variante sullo stesso tema (I Feel You, Walking In My Shoes, In Your Room), mentre, Ultra, del 1995, sembra recuperare l’afflato melodico, ma non certo la creatività (Barrel Of A Gun, It's No Good ).


Di fatto, i Depeche Mode erano dei discreti (e furbi) musicisti di singoli da classifica, incapaci di realizzare un disco intero. L’unico che, infatti, meriti menzione è, appunto, The Singles, del 1998, che li raccoglie tutti. Lungi, comunque, dall’essere dei musicisti competenti, certe loro composizioni, intrise di certe atmosfere affatto scontate, meritano di essere menzionate fra quelle della musica anni ’80.


L’ultima loro fatica, Exciter, di rara banalità, segna lo scadimento della band nel novero delle più patetiche pop-star.


DISCOGRAFIA


Speak And Spell (1981) * ½


Construction Time Again (1983) *


Black Celebration (1986) ** ½


Music For The Masses (1987) ***


Violator (1990) ** ½


Songs Of Faith And Devotion (1993) ** ½


Ultra (1997) * ½


Exciter (2002) 0