recensioni


YES


Gli Yes sono stati, in ordine di tempo, il primo gruppo di progressive-rock.


La loro produzione – perennemente in bilico fra certi stilemi di musica classica e sinfonica, il folk e il pop – ha trovato il culmine con Close To The Edge, del 1972.


I primi dischi, in verità, non sembrano aggiungere molto a quanto proposto dai Nice e da certo folk-rock, mentre, con The Yes Album, del 1971, gli Yes trovano la giusta commistione fra la sperimentazione e la comunicabilità.


Close To The Edge rappresenta la summa della loro arte. Sospinta dal virtuosismo dei componenti ed impreziosito dal talento vocale di Anderson, offre una miscela di suoni e timbri, a cavallo fra il sinfonico e il pop più sofisticato. Il limite più evidente della band era l’eccessiva pedanteria dei loro solfeggi e delle loro intricate, ma, ad un tempo, orecchiabili melodie. Nel tentativo di dire di tutto, finivano per non dire niente e, tutto sommato, la loro musica non era che una parata di bravura tecnica dei musicisti.


L’incapacità di unire il siginificato al siginificante è stato il difetto più grosso degli Yes. Il loro linguaggio – forbito ed esuberante – era l’epitome della loro arte virtusistica, ma anche un best-seller scritto magnificamente, ma privo di idee, un lavoro da iperspecialisti, onniscienti della propria materia, ma incapaci di andare oltre il proprio naso, un ragionamento impeccabile su una figura sbagliata.


DISCOGRAFIA CONSIGLIATA


· Close To The Edge (1972) ***