recensioni


TRAFFIC


I Traffic sono stati la band inglese che, meglio di tante altre, ha saputo creare commistioni fra la psichedelia, il jazz e la musica nera.


Capitanati dalla voce fuori dagli schemi di Winwood, i loro dischi, pur non raggiungendo vertici creativi particolarmente alti, avranno modo di distinguersi, rispetto alla media del periodo, per un’ispirazione di fondo comunque lodevole.


Segnatamente in Mr. Fantasy, del 1967, la suite psichedelica assume forme affatto nuove, perennemente in bilico fra il soul, il jazz e il folk, col valore aggiunto di un canto accorato e peculiare.


John Barleycorn Must Die, da molti reputato il loro capolavoro, sembra una variante sugli stessi temi, con in più, una maturità stilistica accresciuta.


In brani come Glad, uno strumentale post-psichedelico con afflati jazz facilmente riconoscibili, i componimenti introversi ed accorati, sovente per chitarra acustica, sembrano essere il contrappunto naturale per una musica che, pur non rinunciando a certe temperie esistenziali, allo iato da esse scaturenti contrappongono un istrionismo strumentale di tutto rispetto.


L’utilizzo dei fiati, come era in voga nel periodo, contribuisce ad accrescere quel crisma di serietà giocosa, che non sembra, peraltro, essere turbato neanche dalle non poche trovate strumentali, ora languide, in verità piuttosto monocordi, comunque asservite al canto di Winwood.


DISCOGRAFIA CONSIGLIATA


· Mr. Fantasy (1967) ***


· John Barleycorn Must Die (1970) ***