recensioni


TOM WAITS


Tom Waits, con i suoi testi dalla parte dei diseredati, le sue musiche confinanti con il jazz ed il blues e il suo canto cavernoso, attraversa da decenni il mondo della musica.


I primi album vedono come centro di gravità i testi ed il canto fuori dagli schemi, con musiche blues che sono, tutto sommato, solo di accompagnamento.



Swordfishtrombones, del 1983, è, a detta di molti, il suo capolavoro, e segna il tradimento al blues più puro. La vera cifra stilistica, pur rimanendo caratterizzata dal canto di Waits, appare altresì indirizzarsi in armonie sempre più difficili per il grande pubblico (a parte, forse, Johnsburg, Illinois ), ora macabre, ora esistenzialiste.


Underground, in tal senso, sembra esemplare. Breve, ma concisa, rinunzia al melodismo, per ripiegare in una composizione tutta d’un fiato, fra le più ispirate di tutta la sua carriera.


Shoreleave è contesa fra l’esotico e il tenebroso, in special modo nel ritornello, in verità non irresistibile, per concludersi in un finale che è un lamento e un non sense ad un tempo.


Dave The Butcher è un brano strumentale fortemente evocativo, che spazia libero in una fase, mentre nell’altra sembra fermo e marmoreo. Il messaggio sembra il medesimo, un lamento funereo, un angoscia esistenziale da trasmettere con dei movimenti quasi tachicardici e col suo improvviso arrestarsi.


Il battito di 16 Shells From A 30-ought-six supera tale angoscia per sposare una corporalità aumentata, forse per denunziare un altro tipo di angoscia, assai meno mentale. Il brano si propone per una barbarie ossessiva, quasi l’esatto contrappunto del cimitero emotivo di prima.


Town With No Cheer, con la sua ouverture di cornamuse, regala una intensa interpretazione di Waits, non smentita dall’eccezionale In The Neighbourhood. In questi due brani si perdono certe concezione delle canzoni precedenti, per giungere ad una riflessione di rinnovata speranza.


Jast Another Sucker On The Vin, più composta, segna un ulteriore avvicendarsi verso il melodismo ed anticipa il recitato di Franks Wild Years, con la musica ormai in subordine di fronte al canto di Waits. La title-track non smentisce certo la tendenza al recitato dell’autore, con un accompagnamento non tenue, ma piuttosto funzionale.


Rain Dogs, del 1985, sulla falsariga del precedente, appare ancora più completo, per quanto meno ispirato.


Singapore offre la consueta cascata di parole, con la musica che si limita a dettare il tempo, Clap Hands appare come una suggestiva ballad, che, al contrario della successiva Cemetery Polka e di Rain Dogs (forse il capolavoro del disco) non cede a certi richiami etnici.


Alcuni momenti deboli sembrano intuibili nelle manierate Jockey Full Of Bourbon, Gun Street Girl, Hang Down Your Head, Blind Love e Downtown Train (decisamente meno originali e personali). Il tentativo sembra meglio riuscito in Tango Till They're Sore e in Time , che sembra un omaggio a certa musica cantautorale.


Big Black Mariah, invece, è un ritmato e sinistro brano dominato dalle percussioni e dal sincopato, basato sulla reiterazione delle frasi musicali, uno dei più vicini all’espressionismo che Waits lambisce nelle sue opere maggiori. 9 th & Hannepin non rinuncia all’inquietudine e si avvale di una canto recitato, mentre Union Square e Walking Spanish , sono delle bolgie sonore, tutto sommato rassenerate. Diamond And Gold sembra una variante sugli stessi temi, sebbene meno basata sulla reiterazione. La strumentale Midtown è una sorta di jazz sincopata devastata da certi minacciosi afflati sonori, che mancano, invece, nell’altro brano strumentale Bridge Of Rain Dog. La conclusiva Anywhere I Lay My Head, con toni maestosi richiama rassegnazione, come un’autentica elegìa funebre.


Frank's Wild Years (1987) è una congerie di stili e generi. Hang On St Christopher prende in prestito qualcosa dai Pere Ubu più avanguardistici, così come Please Wake Me Up cita quelli di Dub Housing. L’assoluta originalità negli inserti concreti di Straight To The Top fa il paio con la jazzistica Tentaption. Altri brani - Innocent When You Dream e la title-track - giocano tutto sul pahtos che fu di In The Neighbourhood. La più convenzionale è I’ll Be Gone, mentre la più enigmatica è Yesterday Y Is Here. More The Rain si distingue per l’esotismo e l’assolo sgangherato alla Beefheart.


La carriera di Waits, inevitabilmente, proseguirà con alti e bassi, confermando, ad ogni modo, talune costanti della sua musicalità, sovente posta in secondo piano rispetto al canto ed al recitato.


DISCOGRAFIA


· Swordfishtrombones (1983) **** ½


· Rain Dogs (1985) *** ½


v Franks Wild Years (1987) *** ½