recensioni


THIRD EAR BAND


La Third Ear Band fu la band di progressive-rock che unendo occidente ad oriente, creò una musica metafisica ed etnica, un linguaggio universale che influenzò la world-music.


Atipici esponenti dell’UFO diedero alle stampe dapprima Alchemy, nel 1969. In Mosaic il grido generazionale di Chuck Barry diventa così un astratto riff di archi che in seguito indugia su se stesso. La lunga Ghetto Raga è introdotta da un sofferto e ragionato duetto di fiati e strumenti a corda, contrappunto naurale per l’epidermico e nascituro hard-rock e blues-rock del periodo. A dominare sono così frasi musicali che hanno la compostezza della musica classica, ma la fruibilità del progressive. Il valore aggiunto è dato dalle percussioni minimaliste, monotone, che eserciteranno grande influenza su Jon Hassell. La costruzione è peraltro densa e indipendente nel suo fluire, con pregevoli fraseggi dissonanti. Un raga del “quarto mondo” ante-litteram.


In Druid One il disegno percussivo domina dall’inizio alla fine le libere escursioni dei violini, ma il clima si fa sempre più misterioso. Più che di quarto modo si dovrebbe parlare di free-jazz che non si rifà ad istinti primordiali, ma che viene trasferito in un’altra epoca (e strumentazione). Stone Circle è il brano più immediato, punteggiato come è da suoni impazziti, cesallato da un battito monotono. Lark Rise, un breve acquerello quasi medioevale, è una variante su questo tema. Sono gli unici momenti che potrebbero far pensare ad una band dedita al divertsment, piuttosto che a una rigorosa rilettura storica di questi temi.


Egyptian Book Of Dead è l’altro pilastro dell’album. Introdotta da frasi musicali appena accennate, propende in seguito su un concerto libero di dissonanze. Piuttosto che atmosferica questa musica è astratta nella maniera in cui sposa etnia ed esosterismo. Le percussioni, che a tutta prima potrebbero sembrare asservite alla dissonanze, sono in realtà le vere protagoniste. Se questa musica fosse stata composta da Coltrane o da Sun Ra non ci sarebbero dubbi che fosse jazz, ma eseguita dall Third Ear Band appartiene ad una terra di confine, ad una terra di nessuno non ancora percorsa.


L’utilizzo (quasi afono) dei fiati verrà stupendamente ripreso da Hassell in Dream Theory In Malaja. Ma in questo caso - dal momento che di tromba afona non si poteva parlare, semmai poteva parlarsi di tromba “trattata” o preparata (in studio, elettronicamente) – l’esperimento è reale e originale, non avendo la Third Ear Band mai contato su effetti elettronici.


Area Three ha un bizzarro accompagnamento, intorno al quale gravita un violino disperso nel cosmo, nella storia e nel tempo. Dragon Lines, valorizzato persino da un gong, è diretta da due percorsi musicali ben definiti ma confliggenti, rendendo ancor più caotica la trama musicale già di per se criptica. Simile disordine razionale è così l’altra faccia del disco e supera in intensità finanche l’ossessione minimalista delle percussioni, ma non inficia nel menomo modo la sua fruibilità.


Il capolavoro della “band del terzo orecchio” è forse il disco omonimo, datato 1970. La Third Ear Band si è ormai affrancata completamente dal movimento progressive e fa storia a se. In Third Ear Band, detto anche “Degli Elementi”, dedicato come è ai quattro elementi della filosofia greca, queste delizie assumono un significato trascendente. Più che storico o metafisico il messaggio è universale. La Third Ear Band abbandono i conati generazionali di hippie, freak e romantici e tenta una fusione definitiva fra generi tanto distanti quanto suggestivi. Nascono così brani come Water, col suo inizio ragionato, il suo recupero della melodia e per il gusto del contrappunto. Earth, la melodia più elaborata, con qualcosa di tzigano, recupera qualcosa del folklore di prima e conferisce maggior importanza alle percussioni. Autentici vortici vengono creati da questa musica che cambia solo nelle prospettive. La musica prende velocità e si trasforma quasi in una tarantella. Il brano eserciterà grande influenza persino sui Dirty Three.


Fire, forse il loro capolavoro assoluto, è una bolgia di dissonanze. Gli strumenti suonano nella più completa anarchia, al punto da sembrare un solo brusio indistinto. La vera chiave di volta sono così le percussioni, unico suono intelligibile. Il concetto di suono come voce influenzerà grandemente Jon Hassell. Le dissonanze sono la melodia, le percussioni l’armonia.


DISCOGRAFIA


Alchemy (1969) ****


Third Ear Band (1970) ****