recensioni


STOOGES


La band di Detroit si caratterizzò per la violenza dei propri riff chtarristici, ma anche per una psichedelia, mutuata dai Velvet Underground più violenti, che non sembrava disdegnare certi toni soffusi e inquietanti.


L’album omonimo, datato 1969, presenta alcuni scatenati brani rock, come 1969 e Little Doll, retti da riff impietosi e dal canto reediano, vizioso e lascivo a ripetere la stessa frase in una bolgia sonora prodromica per tanti complessi degli anni a venire.


I Wanna Be Your Dog sembra rinunziare ai consueti riff , ma non al canto in stile. Gli accordi si mostrano confliggenti e ripetono ossessivamente lo stesso tema, mentre No Fun, presenta un canto quasi alla Rolling Stones e una composizione elementare e ritmata, tendenza non smentita da Real Cool Time e Not Right.


La più lenta Ann, non sembra aggiungere granché a quanto già fosse stato offerto in fatto di ballad, poiché il vero vertice creativo dell’album è dato da We Will Fall, un lungo e inquietante brano, macabro e sinistro, lento, con un continuo insistere sulle noti più basse e un sottofondo di chitarre psichedeliche. Il brano è in forte debito con l’underground newyorkese (soprattutto con i Velvet Underground), ma perde, in tal senso, qualcosa a livello di distorsioni, per acquistarlo in monotonia (in senso deteriore) e in una tendenza a rendere avvolgenti i suoni (in tal senso ricordavano molto i Doors.


I successivi album risulteranno più vicini all’hard-rock, ma, contrariamente da tanti complessi dello stesso genere non giungeranno mai ad una vera e propria estenuazione creativa, ed anche il genere punk , per forza di cose, ne risulterà debitore.


DISCOGRAFIA


· The Stooges (1969) ****



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