recensioni


STAN RIDGWAY


Cantautore capace di aggiornare il folk con Morricone, la new wave e il synth pop, Stan Ridgway si è imposto come una sorta di Lou Reed degli anni ’80, capace di raccontare storie di vita vissuta in atmosfere noir.


The Big Heat è forse il suo capolavoro. La title-track è gusto per il contappunto, per la ritmica ballabile, per il proluvio di parole. Fra l’elettronica tutto sommato convenzionale si indovinano inserti financo arditi.


L’opera scade peraltro nell’autocelebrazione in Pick Up Song e in Pile Driver (con ritornelli killer), ma guadagna stima in Cant’ stop The Show (vero capolavoro del synth-pop anni ’80, da far impallidire Depeche mode e Eurythmics). I temi noir di Walking Home Alone, l’andamento disco, con particolare menzione alle acrobazie vocali del leader di Salesman fanno il resto. La traccia più profonda è così Camouflage, improbabile connubio fra la disco e Morricone.


DISCOGRAFIA


The Big Heat (1986) ***