recensioni


RED HOUSE PAINTERS


I Red House Painters sono stati una della band degli anni novanta che più di altre abbia ripreso le istanze cantautorali di autori come Nick Drake. Le musiche della band americana sono dimesse e prevalentemente acustiche, mancano di qualsiasi contrappunto e si dipanano in lunghe litanìe di umore depresso e angosciato.


L’album d’esordio, Down Cororful Hill , del 1992, presenta sei lunghi brani acustici, interminabili agonie come Medicine Bottle e soffusi gioielli acustici come l’iniziale 24, che sono anche i brani migliori.


Talvolta la band di San Francisco sembra peccare di autolesionismo, come nella marziale Japanese To English, che potrebbe ricordare una recita di spiriti, quasi il contrappunto ideale per la title-track, in debito con la new wave anni ‘80, ma anche si cura fonte d’ispirazione per tutto il pop d’autore seguente (Radiohead.


Più accessibile per il grande pubblico è Lord Kill The Pain, non priva di un certo appeal, mentre la ragionata Michael conclude l’album. Pur non affrancandosi dal resto del lavoro, include una certa musicalità, per quanto il vero centro di gravità rimanga la sezione vocale.


DISCOGRAFIA


DOWN COLORFUL HILL (1992) ****