recensioni


QUEEN


I Queen sono stati una delle più mediocri band della storia del rock britannico. Nel migliore dei casi, rubacchiavano melodie e suoni a questo o a quel complesso del periodo, mentre, sovente, calcavano il segno con dei brani che, definire canzoni è decisamente fuorviante.


Infatti, la cifra stilistica dei Queen era costituita dalla tendenza a melodie orecchiabili, degne di un jingle pubblicitario. La maggior parte dei loro pezzi di successo sono stati utilizzati per delle pubblicità.


La cosa non deve stupire. La pubblicità si avvale di slogan, e la musica dei Queen era costituita da slogan musicali, delle canzoni tutte uguali, caratterizzate da melodie semplicissime, dominate dalla voce stereotipata di Mercury e dall’accompagnamento danzereccio dei mediocri musicisti che lo assistevano.


Il loro linguaggio era quello perlocutorio, che non aveva niente a che vedere con l’unione fra il significato e il significante. In sintesi, il motivo medesimo del successo della musica rock si poteva indovinare nei loro dischi di successo e nelle adunate oceaniche che intessevano i loro concerti. Il loro era il linguaggio perlocutorio dei dittatori, che avvincono le folle con slogan che servano ad avvalorarne il prestigio ed ad aumentarne il consenso.


Nei Queen, questa tendenza si fa vieppiù elevata col trascorrere degli anni. In tanti anni, il loro impero non ha accennato a vacillare. Gli utenti del fenomeno musica, sudditi inconsapevoli del potere mass-mediatico di complessi di questo tipo, non hanno mai smesso di mostrare riverenza per questa musica, così adatta a vendere di tutto, dalle automobili ai frollini.


E, si noti, il tutto, questa volta, si svolge su un piano squisitamente musicale. Non si tratta di un passaparola musicale, come era stato nel caso dei Beatles, né dell’utilizzo di una o più immagini stereotipate (come nel caso di Bowie , dell’heavy metal, degli U2), o dello sfruttamento deteriore del gigantismo tecnologico (creando autentici fenomeni di ipnosi collettiva come nel caso dei Pink Floyd ), ma di un autentica costruzione musicale – implicita od esplicita? – che ha creato tali effetti.


In verità, i primi lavori dei Queen, segnatamente l’album Queen II, non sono poi tanto male. La loro era, senza dubbio, una musica ancora confusa e, sostanzialmente, poco originale, ma i brani erano tutto sommato articolati ( The March Of The Black Queen, Procession ). Semmai, il problema era costituito dall’ispirazione di fondo a gruppi come gli Yes , fin troppo evidente.


A Night At The Opera, pur con tutti i suoi limiti, è un classico del rock. Indubitabilmente, Bohemian Rhapsody può essere considerato il loro capolavoro. Si tratta di un lungo brano, grottesco e ricco di vocalizzi, con continui sbalzi armonici e cambi di tempo.


A Day At The Races ne è la copia sbiadita e inizia ad indulgere sin troppo sul brano semplice, ma il successivo News Of The World, del 1977, avrà un successo commerciale straordinario, direttamente proporzionale con la convenzionalità e la banalità dell’opera. Sarà, peraltro, l’inizio di una poderosa serie di album di successo, ricchi di canzoni di questo tipo, tanto banali, quanto comunicative.


DISCOGRAFIA


· Queen II (1974) ***


· A Night At The Opera (1975) ***


· A Day At The Races (1976) * ½


· News Of The World (1977) ½


· The Works (1983) **


· A Kind Of Magic (1986) ½


· The Miracle (1989) ½


· Innuendo (1991) *



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