recensioni


JETHRO TULL


La band scozzese dei Jethro Tull si distinse, nel corso degli anni ’70, per una commistione fra diversi generi (il folk, il rock progressive e l’hard rock) affatto peculiare.


Quantunque le loro trovate musicale non fossero niente di particolare ed anzi l’assenza di ogni afflato sperimentale sembra essere stata una costante della loro carriera, la loro musica, in ultima analisi, appariva squadrata e scontata, e tradiva non poche compromissioni con il più becero rock-blues.


I primi lavori, This Was e Stand Up, rispettivamente del 1968 e del 1969, sono opere di compromesso, perennemente combattute fra il folk più genuino e certe folate post-psichedeliche. Il canto è, in fin dei conti, melodico e scontato, ma, nonostante ciò, si situa nella media del periodo.


Nel 1970, con l’album Benefit, si osservano i primi interessanti risultati poetici di Anderson.


Come era di modo nel periodo, nel 1971, con Aqualung, i Jethro Tull realizzano la loro rock-opera di ispirazione religiosa. Anderson in seguito ridurrà il loro capolavoro alla stregua di una mera raccolta di canzoni sullo stesso tema.


Certo, paragonare Aqualung con album dello stesso periodo è cosa veramente ardita. La title-track spicca fra le altre come un ottimo album melodico, con un testo accattivante, un chitarrismo, a cavallo fra il folk d’autore e l’hard rock, tutto sommato apprezzabile. Gli assoli dei Jethro Tull fanno il verso a quelli in voga nel periodo, ma il tentativo di raggiungere la sufficienza, senz’altro riuscito, rappresenta, in un certo senso, una grande incompiuta, un’opera di compromesso o un’ammissione di pochezza musicale.


E’ curioso, peraltro, osservare come il brano più noto sia anche quello che più si allontani dalla cifra stilistica della band (e di Anderson): quel utilizzo e quella commistione fra i fiati e i tono spiccatamente blues-rock, sovente confinanti con l’hard rock.


I successivi album dei Jethro Tull (Thick As A Brick, Passion Play), sempre all’insegna dell’autoindulgenza e della comunicabilità (in senso deteriore), avranno modo di distinguersi per arrangiamenti magniloquenti, che, comparati con le quadrature musicali, avranno anche un che di irritante.


· Aqualung (1971) ***



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