recensioni


PETER GABRIEL


La defezione di Gabriel dai Genesis porta la band ad una allucinante decadenza ispirativa, mentre segna per lui l’inizio di una carriera solista di tutto rispetto, che se non sembra, comunque, discostarsi più di tanto dalla musica pop.


Se, infatti, i Genesis avevano realizzato una “musica pop d’avanguardia”, con lunghe e ardite suite strumentali, Gabriel intraprenderà una musica pop con accenni folk ed etnici.


Nel 1977 realizza il suo primo album solista, I, nel quale spicca la ballad malinconica Solsbury Hill, nella quale sembrano venute meno le divagazioni strumentali dei Genesis, ma non le idee compoitive di Gabriel. In effetti, il disco non aggiunge molto a quanto i Genesis avessero espresso in precedenza. I brani sono sempre eleganti e cesellati, privi di ogni pulsione ad una sperimentazione in se e per se, ma seguono un’indicazione musicale ben precisa, risultando, in ultima analisi, ben poco fuori dagli schemi.


Il successivo II, appare più sperimentale, ma sarà il terzo album a consegnare, con il brano Biko, un saggio della classe e dell’impegno politico dell’autore inglese.


Nel 1982 viene pubblicato IV, album della maturità, che contiene Shock The Monkey, il suo brano più famoso. Si tratta di un brano funk bianco, in forte debito coi Talking Heads .


Dopo un lungo periodo di silenzio viene pubblicato So, del 1986, in cui le pulsioni sperimentali – se mai ce ne fossero state – sembrano venir meno, sostituite da brani più autoindulgenti e melodici, ma, non per questo, deprecabili (Red Rain, Don't Give Up).


Nel 1989 viene realizzato Passion, un tentativo di unire le musiche occidentali con quelle asiatiche ed africane (tentativo… l’avevano già fatto la Third Ear Band nel 1970 e Jon Hassell nel 1977). Così, The Feeling Begins, ricorda la Ghetto Raga della Third ear Band, Gethsemane si ricollega col miglior Hassell ed è forse la traccia più profonda. La world-music è forse qualcosa d’altro rispetto alla new-age di Of These, Hope, composizione vibrante e nevrastenica, ma troppo dominata dal ritmo per dirsi avanguardia. Gabriel fa un passo avanti e due indietro anche in Lazarus Raised e in In Doubt, messe alla Popol Vuh aggiornata agli anni ’80, incubi elettronici senza via d’uscita. Zaar coniuga con i ritmi da ballo queste istanze. Altra composizione manierata e lugubre è Open.


DISCOGRAFIA CONSIGLIATA


I (1977) ***


IV (1982) ***


So (1986) ***


Passion (1989) *** ½