recensioni


FEELIES


I Feelies furono uno dei gruppi più importanti della loro epoca. Con loro nacque una musica nervosa come quella dei primi Talking Heads, con riff tintinnanti e cantilene ambigue come quelle dei Television e dei Velvet Underground.


Crazy Rhytms inaugura questo nuovo filone della new wave. Inaugurata dal raga alla Velvet Underground di Boy With the Perpetual Nervousness, per poi proseguire con le figure country & western demenziali con accordi ragionati di Fa Cé La, che anticipa quelli in stile thriller di Loveless Love, l’opera è straniante e ipnotica come poche altre, un monumentale affrasco giocato con poche note e suoni ben distinti di suoni occasionali.


Non a caso, Forces at Work si basa proprio su questi, mentre Original Love si caratterizza per il canto baritonale.


C’è ancora tempo per una rock-song a là Rolling Stones ( Everybody's Got Something to Hide Except Me and My Monkey), per i campionamenti di Moscow Nights, per la più convenzionale Raised Eyebrows e per il gran finale: Crazy Rhythms, sarabanda epica con toni tribali.


Dopo questo capolavoro i Feelies spariscono dalla circolazione, ma la rinascita alla metà degli anni ’80 è inaugurata da Good Earth. On The Roof segue certe istanze country, con un gusto molto particolare per il contrappunto. I Feelies peraltro confermano la loro cifra stilistica di band capace di inserire nelle partiture più desolate e delicate effetti elettronici atipici.


The High Road non attenua la tendenza alla reiterazione e al contrappunto più metodico, sormontata da mugolii piuttosto che dal canto, mentre The Last Roundup esordisce con un arpeggio scatenato, inframezzato dalla batteria monstre e da effetti quasi onirici.


I Feelies non rifiutano certo i paragoni coi grandi del passato, così Slipping ricorda da vicino l’introduzione di Heroin dei Velvet Underground aggiornata ai tempi della new wave.


Altro grandi capolavori sono When Company Comes, musica per accordi casuali e voci da derelitti, quasi il contrappunto più ovvio della piuttosto convenzionale Let’s Go, e Two Rooms delirio di percussioni e canto assente. Mai nessuno con così pochi e sparuti strumenti aveva creato un tale edificio musicale.


La title-track fonde gli stilemi più orecchiabili con una malcelata vena sperimentale. Le reiterazioni musicali, i riff taglienti assurgono non solo a regola generale, ma a temperie musicali della angosciosa condizione umana. In questo, i Feelies si caratterizzano come la band più “riflessiva” ed esistenziale dell’intera new wave.


Tomorrow Day è uno strumentale che unisce i raga psichedelici con una vena surreale non indifferente che in Slow Down rasenta l’irruenza.


DISCOGRAFIA


· Crazy Rhytms (1980) **** ½


· Good Earth (1986) ****