recensioni


RESIDENTS Duck Stab/Buster & Glen (1978)


La sperimentazione e l’oscurità dei Residents sono fatti notori. Nella cospicua produzione della band, fra Not Avaiable e Third Reich And Roll, due album pressoché agli antipodi, si pone Duck Stab/Buster & Glen, album controverso, punto di discrimine fra il primissimo periodo di oscurità e di sprimentazione ossessiva, ed il secondo, tutto sommato più orecchiabile.


I Residents citavano Captain Beefheart e Frank Zappa, ma risultavano influenzati, influenzandola ad un tempo in un rapporto simbiotico, dalla nascitura new wave.


Le loro partiture erano bizzarre, come le loro strumentazioni, sovente lambivano il rumore, alla ricerca del grottesco, in brani di semplicità mostruosa, con ritornelli che intendevano fare il verso ai jingle. I toni del canto erano larvati, potevano sembrare parimenti latrati come gorgheggi o lamenti, spesso ripiegavano in una tonalità non dissimile al falsetto di Pena di Beefheart in Trout Mask Replica.


L’inquietante Sinister Exaggerator, la breve e datata The Booker Tease, seguita da canto nasale di Blue Rosebunds, una nenia monotona e sinistra, che fa il verso a certi canti infantili, sono i primi brani dell’album oggetto della recensione.


Laughing Song, cita musica d’altri tempi, contesa fra il desolato e l’inquietante, ma recupera anche una certa verve, anticipando la reiterazione di BachI s Dead, che si appoggia ad una serie di manipolazioni, prima di ripiegare su un canto zappiano, stile stupid-songs.


Manipolazioni sonore che si ripresentano puntuali in Elvis And His Boss, al pari di una certa litania jazzistica e caracollante, in un finale di puro rumore e in Birthday Boy, nella quale il viaggio verso l’inquietante si fa vieppiù esteso Lizard Lady, acuisce i loro dettami tachicardici, alternandosi al canto sardonico, in puro stile Beefheart: Pena, continua ad essere il punto di riferimento, facendo da contrappunto alla zappiana Semolina.


L’essere divisi fra l’elettronica e le sue possibilità più estreme e certi suoni datati – in uno sconto fra attuale e trascorso – sembra essere la cifra stilistica della band, almeno in questo lavoro e si fa evidente in Weight-Lifting Lulu, forse il miglio brano dell’album, nella quale si sente di tutto, in una base chitarristica funzionale, sintetizzatori e armoniche si scontrano in un conflitto generazionale.


Krafty Cheese, allo stesso modo, crea una commistione insana, con un che di tribale, che si contrappone alla quasi esotica Hello Skinny, prima della conclusiva The Electrocutioner, ancor più beefheartiana nel suono, ma maestosa in certe aperture melodiche.