recensioni


NICK DRAKE


Pur avendo realizzato solo tre dischi, Nick Drake può, a ragione, essere inserito nel novero dei massimi cantautori della storia del rock.


I testi dell’autore inglese ne fanno, infatti, un Syd Barrett “esistenzialista”, pregni di visioni, ossessioni, incubi adolescenziali e post-adolescenziali, risaltano appieno la costruzione vocale, flebile, affatto rassegnata, in piena sintonia con quel clima inglese che rappresentava.


A questo bisogna aggiungere una perizia chitarristica notevole, una varietà di suoni e di visioni sopra la media. I suoi tre album, a saper andar oltre l’anemica voce dell’autore – che ne rappresenta, ad ogni modo, la cifra stilistica – sono, peraltro, diversissimi fra loro, quasi a voler testimoniare quanto l’aspetto esistenziale fosse importante nell’economia dei suoi lavori.


Five Leaves Left, del 1969, impregnato di lirismo, ricco di orchestrazioni delicate, in piena sintonia con la voce narrante e colloquiale di Drake, appare ancora acerbo, mentre Bryter Layter, del 1970, si avvale della collaborazione di diversi altri autori e, pertanto, presenta notevoli differenze, sposando ora il jazz, ora il soul più sofisticato.


Il testamento poetico, oltre che il suo capolavoro è Pink Moon, uno dei migliori album degli anni ’70. Il disco, quali a volere segnare il clima di rassegnazione di Drake, è quello più vicino all’esistenzialismo, ed è realizzato solo con l’accompagnamento della chitarra. La title-track è uno dei brani più struggenti di sempre, l’album porta all’estremo la visionarietà dei testi, la desolazione degli arrangiamenti, il canto è più dimesso che mai.


La morte, avvenuta per suicidio, segna il suo passaggio dalla cronaca, e il suo ingresso nella leggenda.(Si tratta, fra l’altro, di uno dei pochi musicisti che non siano stati sopravvalutati ingiustamente per la loro morte).


DISCOGRAFIA


· Five Leaves Left (1969) ***


· Bryter Layter (1970) ***


· Pink Moon (1972) *** 1/2



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