recensioni


CUL DE SAC


I Cul De Sac sono stati i principali proseliti dei Camper Van Beethoven. Il loro surf-rock surreale, principalmente strumentale, si rifaceve peraltro al freak-rock di Zappa e Beefheart, filtrato attraverso la psichedelia anni ‘60.


In China Gate, i richiami al Beefheart di Pena si fanno evidenti nella title-track e nella sua ripresa. Sakhalin procede coi suoi accordi country & western ed un filo di sintetizzarore in sottofondo; Nepenthe č uno strumentale dalle interminabili ed estenuanti attese; James Coburn riprende le solenni istanze floydiane di Set The Control Of The Heart In The Sun; in Virgin Among Cannibals spiccano le deformazioni strumentali, prima dell’esplosione di un boogie alla Sonic Youth piů accessibile.


Un altro versante della musica dei Cul De Sac č dato dalle sofisticate pop-song con accordi ricercati. Ne sono un esempio il surf-rock di Doldrums, le a loro modo seminali His Teeth Got Lost In The Mattress... e Hemispheric Events Command, la vagamente esotica Utopia Pkwy.


Peraltro, talvolta, mel voler essere troppo sofisticate, le partiture dei Cul De Sac finiscono per essere piuttosto manierate. Ne č un esempio il lento strumentale di spiriti The Fourth Eye, che insiste sin troppo in accordi suggestivi e The Colomber.


DISCOGRAFIA


· China Gate (1996) *** 1/2