recensioni


CODEINE


I Codeine sono stati la band cardine dello slo-core. Con Frigid Stars, del 1991, il genere ha trovato una propria dignità musicale.


Il punto di partenza è costituito dalla psichedelia dilatata, ma anche da talune trovate spiccatamente progressive, oltre che da una malcelata vena quasi cantautorale. In D, segnatamente, il clima melodico, con aperture maestose, sembra esplorare lande inimmaginabili della mente. In tal senso, non poca sarà l’influenza della band per un altro complesso di Chicago: i Tortoise. L’attacco delle chitarre è, ad un tempo veemente e sonnolento, come il canto introverso. Il sound prende velocità, ma, immediatamente retrocede, sino all’apertura successiva, dominata da uno sfrenato chitarrismo, nel quale la melodia s’interrompe per una pausa di accordi stralunati. La formula, con poche varianti sottenderà all’intero lavoro, ma sarà fonte di ispirazione per innumerevoli band del decennio.


Pur nella loro importanza questi brani si adagiano non poco nella strada tracciata dagli Slint , in quello stesso periodo, in special modo per il ruolo conferito alla chitarra che avanza e retrocede nelle sue incursioni conferendo un senso di attesa e di incertezza. In Pick-Up Song la melodia epocale si contrappone al semplice melodismo di Old Things e New Year’s (con strali di Galaxie 500)


Gravel Bed si adagia su un interminabile incrociarsi di accordi confliggenti, che piuttosto che indugiare sulla melodia sembrano volerne rifuggire. L’andamento melodico, con la più completa valorizzazione del chitarrismo si rivela appieno in Cave-In, contesa fra il recitato più sommesso e un muro di suoni al massimo volume.


L’apice della creatività dei Codeine viene raggiunto in Cigarette Machine, con il suo canto androide. La figura della chitarra è sempre la stessa, ma è il basso a ricoprire un ruolo fondamentale coi suoi rimbombi mutuati dal dark dei Joy Division. Tutta diversa è Second Chance, che vorrebbe essere psichedelica nei fini ma che si riduce sovente in un incubo rumorista, un labirinto privo di vie d’uscita, solo i n parte, 3 Angels sembra mostrare la luce in fondo al tunnel.


Il melodismo inquietante di Pea, oltre a ricordare quello di certe ballad cantautorali, introverse e metafisiche, non smentisce le istanze degli altri brani, ma evita ogni impennata strumentale, sino alla successiva risalita delle chitarre, che potrebbero ricordare persino My Bloody Valentine. Tuttavia, la differenza rispetto agli shoagazer dublinesi è alquanto pronunciata. La band di Chicago non erige muri di suono come catarsi, ma si limita ad un continuo dualismo fra il lento ed il veloce, il delicato e il fragoroso. Nelle loro aperture melodiche, i Codeine non perdono il loro carattere introverso, ma optano per un più sotteso urlo di dolore.


DISCOGRAFIA


Frigid Stars (1991) *** ½