recensioni


CALEXICO


I Calexico hanno creato un ponte fra il rock e la musica messicana. Con The Black Light hanno raggiunto l’apice della propria creatività, forgiando un linguaggio musicale ricco e composito, con arrangiamenti che, per le proprie peculiarità, trovano come unico referente i Morphine.


Ma a differenza dei Morphine, il tono non è solo notturno, la prosa non è solo malinconica. La musica dei Calexico è assai più essenziale, e, soprattutto, etnica.


In Minas De Cobre - il capolavoro nel capolavoro – tromba e violino dettano magistralmente in una fanfara esotica e suggestiva. Il pezzo ha inizio con un delicato strimpellìo di chitarre, che cedono il passo al battito della batteria e al magistrale duetto, che si acquieta, prima di riesplodere, stavolta con il predominio della tromba e il violino che si limita ad accompagnare la melodia.


La title-track, con quei contrappunti malinconici di basso e lo strimpellìo delle chitarre, offre un canto sommesso, nel quale si sente l’influenza del miglior Tom Waits, ma non mancano talune cadenze reediane. Di particolare pregio il lavorìo della batteria. In tal senso, Sideshow offre un campionario molto intenso di umori.


Stray punta tutto sul ritmo quasi da ballo. Dominata dalla tromba e dai suoi assoli vigorosi, viene completata da un canto sempre più cavernoso, parente prossimo del Tom Waits di Rain Dogs. Ad un certo punto la tromba cessa di suonare, sostituita da un lamentoso suono di violino, che lascia il segno su uno dei momenti più introspettivi della storia del rock. Ciò che segue è un lamentoso retaggio di quell’umore, sino al finale trionfale e ridondante. Ancora la tromba è protagonista in Chach, mentre Gypsy’s Curse appare un po’ manierata.


Ma i momenti intensi in questo album praticamente non si contano. E’ il caso di The Ride, che più di ogni altra accentua quella commistione fra il post-rock e la musica messicana e delle ragionate partiture di Over Your Shoulder.


In certi tratti il mistero si fa più fitto, per esempio in Missing, a metà strada fra gli strumentali di Waits e il parlato di Reed e nella tenebrosa Fake Fur.


DISCOGRAFIA


The Black Light (1998) ****