recensioni


BLACK TAPE FOR A BLUE GIRL


Gli stilemi elettronici e i contrappunti corali, affrancati dai manierismi gotici stile anni ’80 sono stati la cifra stilistica dei Black Tape For A Blue Girl.


Nell’album di punta, Remnants Of A Deeper Purity, del 1996, nove lunghe litanìe, a cavallo fra l’inestetismo e l’interiorità, laceranti e austere, creano connubi memorabili fra l’elettronica e i violoncelli. Peraltro, tutto il lavoro sembra intriso da un minimalismo sepolcrale, capace di trasfigurare l’immagine in suono e il suono in sentimento, ma anche di tutto il contrario, portando il coefficiente emozionale ai minimi storici.


Un brano, in particolare, For You Will Burn Your Wings Upon The Sun, supera gli altri per compostezza, conferendo agli stilemi affatto abusati un crisma di serietà. Indugia così a lungo con note lunghissimw, tanto da richiamare i Dead Can Dance dei tempi migliori.


L’album brilla di straordinarie partiture austere, come nell’ouverture di Redefine Pur Faith, imparentata coi Dead Can Dance, di romanticismi barocchi (Fin De Siecle) col valore aggiunto delle voci femminili, di pause minimaliste (le conclusive Again, To Drift e soprattutto I Have No More Answers), ma anche di aperture melodiche, come nella title-track.


L’angoscia che pervade il gotico di With My Sorrows è un altro dei vertici di questo capolavoro, col canto di Rosenthal mai così vicino a quello di Nick Cave, e anticipa il connubio fra violoncelli e droni di tastiera di For You Will Burn Your Wings Upon The Sun, uno dei massimi capolavori della storia del rock.


DISCOGRAFIA


· Remnants Of A Deeper Purity (1996) ****


· As One Aflame Laid Bare By Desire (1998) *** ½


· The Scavenger Bride (2002) *** ½