recensioni


AMON DUUL


Band fra le più misconosciute della storia del rock, gli Amon Duul II realizzarono a cavallo fra gli anni ’60 e ’70 alcuni capolavori di musica alternativa, alternando free-jam politicizzate e lisergiche ad altri brani più raccolti.


La loro musica partiva dall’acid-rock dei Grateful Dead , ma, per così dire, lo mistificava e, ad un tempo, lo riempiva di un sostrato – etnico e geografico – nuovo, sottraendolo, in tal modo, alle sue contingenze socio-culturali.


Gli Amon Duul II, infatti, non avevano intenti puramente politici o sociali, ma, al pari dei Kraftwerk , erano mossi da un rapporto simbiotico con la loro terra (volk), nel siginificato più pieno, e più germanico del termine. Tuttavia, al contrario dei Kraftwerk mancava quel rapporto simbiotico con le macchine, sostituito, invece, da un sound gotico e spigoloso.


Tutto ciò, certo, non facilitava la diffusione e la commercializzazione dei loro dischi. Se a ciò si aggiunge uno spiritualismo ambiguo, conteso con una rabbia politica post-flower-power – che non appare essere, tuttavia, la loro cifra stilistica – essendo, in ultima analisi, la loro, una congerie di suoni di rara complessità, può tranquillamente evincersi che non si sia trattato di un mero fenomeno musicale come tanti altri loro coevi (i Doors , per esempio).


In effetti, già la loro prima fatica – Phallaus Dei – prende in prestito musiche e suoni di tanti loro coevi (i Cream Cream, i Grateful Dead, i Jethro Tull , i Van Der Graaf Generator ), ma li rimescola in un coacervo baccanale ed orgiastico, nonostante tutto, ancora un po’ acerbo. Oltre la title-track, il brano Henriette Krötenschwanz, appare essere il più accessibile.


L’album che ne segue – Yeti – merita un capitolo a parte. Il brano di punta è Soap Shop Rock, in cui si assiste ad una straordinaria rivisitazione di certo rock-blues unito ad una tipicamente tedesca e spigolosa costruzione musicale. Il brano non lascia niente al caso, appare costruito matematicamente, ma nonostante ciò s’indovina, ua carica lisergica tipica degli esordi.


L’essere contesi fra lo spiritualismo e il tribalismo; fra il calcolo matematico-scientifico – mutuato da Stockhausen – e il trip lisergico sarà una delle costanti del kraut-rock della mano sinistra ( Can , Faust e, appunto, Amon Duul II).


A sostegno di detta tesi milita il brano – etereo, quasi insignificante e fuori posto, in tanto infernale baccano – Archangels Thunderbird. Cerberus , da par suo, strizza l’occhio al pop da classifica.


In Tanz Der Lemminge, datato 1971, il suono appare vieppiù coeso e razionale. L’album è probabilmente il loro capolavoro e si avvale di lunghe jam in cui il calcolo scientifico supera il trip lisergico. Spicca, fra i brani, la lunga jam Restless-Skylight-Transistor-Child, in cui A Short Stop At The Transylvanian Brain Surgery appare essere la summa della loro arte, forte di un carattere etnico unito ad una virulenza, mentre Race From Here To Your Ears, finisce per scadere nell’autoindulgenza, confermando i dubbi maturati già a suo tempo sull’incompletezza di fondo dei questa band, incapace, fra le buone idee incompiute, di creare un vero capolavoro, al contrario dei Can e dei Faust.


Seguiranno album sempre più mediocri, che ridimensioneranno di molto il valore stilistico della band.


DISCOGRAFIA CONSIGLIATA


Phallaus Dei (1969) ** ½


Yeti (1970) *** ½


Tanz Der Lemminge (1971) ***



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